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Ulya, il film su Uļjana Semjonova con Kārlis Arnolds Avots, diventa blockbuster lettone

Un attore che ha avuto l’idea originale, l’ha trasformata in sceneggiatura e poi ha interpretato in prima persona una leggenda femminile del basket sovieti

5 Novembre 2026 08:47

Un attore che ha avuto l’idea originale, l’ha trasformata in sceneggiatura e poi ha interpretato in prima persona una leggenda femminile del basket sovietico: Kārlis Arnolds Avots è il nome che il cinema lettone sta portando nei festival di tutto il mondo grazie al film Ulya, diretto da Viesturs Kairišs e presentato in concorso a Cannes 2026 nella sezione Un Certain Regard. Un progetto che unisce biografia sportiva, riflessione identitaria e rigore formale — girato interamente in bianco e nero — e che ha già convinto la critica internazionale.

Chi è Uļjana Semjonova e perché merita un film

Uļjana Semjonova è considerata la giocatrice di basket femminile più famosa di tutti i tempi. Nata in Lettonia ai tempi dell’Unione Sovietica, ha dominato il panorama internazionale per decenni, fino a essere introdotta nella Basketball Hall of Fame — il riconoscimento più alto che il mondo del basket possa conferire. Il suo percorso, segnato dalla tensione tra identità nazionale lettone e appartenenza forzata al sistema sovietico, offre una materia narrativa densa e stratificata, che va ben oltre la semplice storia sportiva.

È proprio questa complessità che ha spinto Avots a sviluppare il progetto. Secondo quanto dichiarato a The Hollywood Reporter, l’idea originale del film è sua: ha costruito la sceneggiatura attorno alla figura di Semjonova e ha poi assunto il ruolo di protagonista, interpretando una donna in un dramma biografico che esplora la Lettonia dell’era sovietica come scenario di conflitti culturali e personali. Una scelta non convenzionale, che ha attirato attenzione immediata già prima del debutto sulla Croisette.

La scelta del bianco e nero e l’ambientazione sovietica

Kairišs ha optato per un’estetica rigorosa: Ulya è girato interamente in bianco e nero. Non è una decisione nostalgica o decorativa. Il formato cromatico si lega direttamente al contesto storico e geografico del racconto — la Lettonia sotto il regime sovietico — e contribuisce a creare una distanza riflessiva tra lo spettatore e la materia biografica. Il film non si limita a raccontare la carriera sportiva di Semjonova, ma usa la sua storia per esplorare le contraddizioni di un’epoca: l’identità compressa, la gloria costruita su una doppia appartenenza, il corpo come strumento politico.

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Questo approccio ha convinto la critica internazionale. Dopo Cannes, il film Ulya ha ricevuto ampi consensi da parte della stampa specializzata, con un’attenzione che ha superato i confini del cinema dell’Europa orientale per entrare nel dibattito più generale sul cinema d’autore contemporaneo.

Cannes 2026 e il debutto al Tallinn Black Nights

La premiere mondiale di Ulya è avvenuta a Cannes 2026, nella sezione Un Certain Regard — lo spazio del festival riservato a opere con una voce cinematografica distinta, spesso fuori dagli schemi del cinema commerciale. La presenza in questa sezione è già di per sé un segnale: significa che il comitato di selezione ha riconosciuto nel film qualcosa che va oltre la semplice operazione biografica.

Dopo Cannes, Ulya ha aperto il Tallinn Black Nights Film Festival, uno dei festival più importanti del Nord Europa e dell’area baltica. Aprire il Black Nights non è un passaggio formale: significa essere scelti come film rappresentativo di un momento del cinema europeo, con tutto il peso simbolico che questo comporta per una produzione lettone.

La traiettoria festivaliera del film — da Cannes a Tallinn — racconta una progressione coerente: un titolo che nasce con ambizioni autoriali precise e trova conferma in contesti diversi, con pubblici diversi, mantenendo la stessa capacità di suscitare discussione.

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Avots: attore, sceneggiatore, motore creativo del progetto

La figura di Kārlis Arnolds Avots è centrale non solo per la performance, ma per l’intera genesi del film. Come confermato da The Hollywood Reporter, è stato lui ad avere l’idea originale e a co-scrivere la sceneggiatura con Kairišs. Interpretare poi Uļjana Semjonova — una donna, una leggenda, una figura pubblica ancora vivida nella memoria collettiva lettone — è una sfida che va ben oltre la recitazione.

Questo tipo di coinvolgimento creativo totale è raro, e spiega in parte perché il film Ulya abbia una coerenza interna così marcata: la visione artistica non è stata mediata tra più soggetti, ma è nata da un unico impulso creativo che poi ha trovato nel regista Kairišs un interlocutore capace di tradurla in immagini.

Il cinema lettone sul palcoscenico internazionale

La Lettonia è un paese piccolo, con un’industria cinematografica che lavora con risorse limitate rispetto ai grandi mercati europei. Eppure negli ultimi anni ha saputo costruire una presenza riconoscibile nei festival internazionali, con autori capaci di parlare di storia locale con un linguaggio visivo universale. Ulya si inserisce in questa tradizione e la rafforza.

Il fatto che il film abbia ricevuto acclamazione internazionale — documentata da fonti come The Hollywood Reporter e dalla stampa baltica — non è solo una buona notizia per Kairišs e Avots. È un segnale che il cinema lettone sa produrre opere capaci di competere ai livelli più alti, anche su temi apparentemente di nicchia come la storia sportiva femminile nell’Unione Sovietica. Per chi vuole approfondire il percorso del film, l’intervista di The Hollywood Reporter ad Avots resta uno dei documenti più completi disponibili.

Al momento non è stata annunciata una data di distribuzione italiana per Ulya, né una piattaforma streaming confermata per il mercato italiano. Ma la traiettoria del film — Cannes, Tallinn, consenso critico diffuso — suggerisce che una finestra distributiva europea più ampia sia una questione di tempo. Vale la pena tenerlo nel radar.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.