Home Torino Film Festival Torino Film Festival 2023: il programma completo (24 novembre – 2 dicembre 2023)

Torino Film Festival 2023: il programma completo (24 novembre – 2 dicembre 2023)

Annunciato il programma e gli ospiti della 41a edizione del Torino Film Festival.

23 Novembre 2023 18:25

La 41esima edizione del Torino Film Festival si svolgerà dal 24 novembre al 2 dicembre sotto l’egida del Museo Nazionale del Cinema – presieduto da Enzo Ghigo e diretto da Domenico De Gaetano – con la direzione artistica di Steve Della Casa. Il comitato di selezione, coordinato da Giulio Sangiorgio, è composto da Claudia Bedogni, Giulio Casadei, Antonello Catacchio, Massimo Causo, Grazia Paganelli, Giulio Sangiorgio, Alena Shumakova, Caterina Taricano, Simona Banchi, insieme a Matteo Pollone, Stefano Boni, David Grieco, Paola Poli e Luca Beatrice con Luigi Mascheroni.

‘evento cinematografico tra John Wayne e Jean-Luc Godard (9)
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Nel solco della scorsa edizione, l’immagine guida è stata affidata nuovamente all’artista di fama internazionale Ugo Nespolo che declina uno dei più celebri fotogrammi di Sentieri selvaggi di John Ford in cui John Wayne tiene tra le braccia Natalie Wood, celebrando l’omaggio che quest’anno il TFF dedicherà al popolare attore, vera e propria icona del cinema americano classico. A conferma della vocazione al dialogo con le eccellenze culturali ed artistiche del territorio, l’inaugurazione della 41esima edizione si svolge quest’anno alla Reggia di Venaria che, restituita alla sua magnificenza barocca, è diventata uno dei siti culturali più visitati d’Italia. Ospite d’eccezione della serata – in diretta su Hollywood Party, Rai Radio3 – il maestro Pupi Avati. Madrina della cerimonia d’apertura Catrinel Marlon.

Pupi Avati

Si moltiplicano le occasioni di incontro e dialogo dei protagonisti del cinema con il pubblico, scelta fortemente voluta dal direttore Steve Della Casa e tratto identificativo di un festival che coniuga cultura e spettacolo. Numerosi gli ospiti, da Oliver Stone (che riceverà dal Museo Nazionale del Cinema il Premio Stella della Mole) a Fabrizio Gifuni, da Christian Petzold a Caterina Caselli e Paolo Conte, da Kyle Eastwood a Drusilla Foer, da Mario Martone a Barbara Ronchi, da Baloji a Thomas Cailley, da Roberto Faenza a Laura Morante… Idee e testimonianze diverse tutte accomunate dal grande amore per la settima arte.

Neri Marcorè

Il festival presenta quest’anno una selezione estremamente ricca e articolata che riflette sullo stato delle cose della produzione cinematografica contemporanea senza gerarchie di sorta, tra cinema di ricerca e scritture di genere, maestri internazionali e giovani promesse. Uno spirito che si dispiega nelle diverse sezioni del festival, da quelle competitive (Concorso Lungometraggi, Documentario internazionale e italiano, Spazio Italia, Crazies) a quelle fuori concorso (Nuovimondi, Ritratti e paesaggi, TFLab, Il gioco della finzione. Nuovi sguardi argentini). Uno dei tratti distintivi della selezione è il grande ritorno della commedia, popolare e d’autore, in tutte le sue possibili formulazioni: politica, minimalista, malinconica, metatestuale.

Mario Martone (Foto Mario Spada)

L’Italia si ritaglia uno spazio importante, con la presenza di ospiti prestigiosi impegnati anche in masterclass, il concorso documentari italiani ampliato a 10 titoli per festeggiare un’annata particolarmente ricca, quello dei cortometraggi e dunque del cinema del futuro e due sottosezioni fuori concorso La prima volta e Ritratti e paesaggi, rispettivamente dedicate ad alcune tra le più interessanti opere prime della stagione e ad una serie di imperdibili documentari per il grande pubblico.

La 41esima edizione del Torino Film Festival presenta la prima retrospettiva integrale dedicata a Sergio Citti, che a buon diritto si inserisce nella tradizione delle grandi retrospettive del TFF. Per l’occasione sarà pubblicato il volume Sergio Citti – La poesia scellerata del cinema a cura di Matteo Pollone e Caterina Taricano (coedizione: Centro Sperimentale di Cinematografia – Edizioni Sabinae). In un’ottica di “sistema” si rinnovano anche quest’anno le collaborazioni con Film Commission Torino Piemonte, Torinofilmlab e Torino Film Industry.

Kyle Eastwood (Foto Jerome Bonnet)

In occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne (25 novembre) e della Giornata Mondiale contro l’AIDS (1 dicembre), il Torino Film Festival – in collaborazione con l’Assessorato alle Politiche Sociali e Pari Opportunità della Città di Torino – dedicherà due momenti di riflessione a questi temi attraverso gli interventi di Monica Guerritore, protagonista de I girasoli, film d’esordio alla regia di Catrinel Marlon, Madrina del 41TFF, e di Laura Morante, attrice ospite del Festival con il film Folle d’amore – Alda Merini di Roberto Faenza.

Il Torino Film Festival ribadisce inoltre il suo impegno rispetto alla sostenibilità ambientale facendo proprie le buone pratiche indicate nella Guida Festival Green realizzata dall’AFIC (Associazione Festival Italiani Cinema). Dieci aree tematiche di intervento – dalla mobilità ai consumi energetici, passando per la sostenibilità alimentare e la produzione di un merchandising ecologico e riciclabile – per rendere un evento cinematografico più sostenibile.

Torino Film Festival 2023 – Serata d’apertura e madrina

Catrinel Marlon (Photo by Stefania D’Alessandro/Getty Images)

Protagonista d’eccezione della cerimonia d’apertura del 41° Torino Film Festival sarà uno dei grandi maestri del cinema italiano, Pupi Avati, regista, produttore, sceneggiatore e grande affabulatore. A fare da sfondo alla serata inaugurale, che si inserisce nella collaborazione del festival con RAI – Main Media Partner del TFF da anni – sarà la prestigiosa Reggia di Venaria e, nel segno del successo dell’edizione precedente, verrà nuovamente trasmessa in diretta su Rai Radio 3 nell’ambito del programma Hollywood Party a partire dalle ore 19.00. Presenting Partner Intesa Sanpaolo. Con la conduzione di Steve Della Casa – direttore del 41° Torino Film Festival e storica voce di Hollywood Party – coadiuvato da Claudio De Pasqualis e Alberto Anile, sul palco accanto a Pupi Avati si avvicenderanno alcune personalità del mondo del cinema e dello spettacolo che con lui hanno condiviso momenti importanti del loro percorso umano e artistico: Micaela Ramazzotti, Neri Marcorè, Lodo Guenzi. Per rendergli omaggio saranno inoltre proposti rari materiali d’archivio dei primissimi anni 60 provenienti delle Teche Rai.

Madrina della 41ma edizione del TFF sarà Catrinel Marlon, attrice ed ex modella con un passato da atleta, nata in Romania e poi trasferitasi in Italia. Dopo i suoi ruoli nel mondo del cinema e delle serie tv, tra cui Tutti per uno – Uno per tutti di Giovanni Veronesi, La Gomera di Corneliu Porombou e Loro chi? di Francesco Miccichè e Fabio Bonifacci, Cartinel Marlon è recentemente passata dietro la macchina con Girasoli, film d’esordio ispirato ad una storia vera che ha toccato da vicino la regista e i suoi familiari, scritto dalla stessa Marlon con Francesca Nozzolillo e Heidrun Schleef e interpretato tra gli altri da Gaia Girace e Monica Guerritore

TFF41 – Concorso Lungometraggi

OFF_Kalak_01@Chr.Geisnaes

Per questo secondo e ultimo anno la squadra di Steve Della Casa propone una selezione di film eterogenea per provenienza (dal Canada alla Corea del Sud, dall’Argentina alla Groenlandia), perfettamente equilibrata tra sguardi maschili e femminili (sette registe e sette registi), deliberatamente alla ricerca di film non chiusi nell’abituale macro-genere “cinema-da-festival”, ma capaci di offrire veri slanci di ricerca linguistica, inedite prospettive contenutistiche, forme brillanti che delineano il panorama di un cinema giovane sul serio, vitale, non seduto sul già visto. Dalla clamorosa annata del cinema argentino (a cui dedichiamo anche un focus) arriva Arturo a los 30, commedia fuori registro, diario malinconico e geniale che forse sarebbe piaciuto ad Alain Resnais, mentre è al magistero di Wim Wenders che sembra guardare Grace, una vera e propria esperienza sensoriale radicale nel paesaggio della Russia contemporanea. Dal Canada la scoperta Soleils Atikamekw, come un controcanto a Killers of the Flower Moon di Scorsese, cinema antropologico ed estatico, colpo di fulmine che dialoga, nella sua indagine suuno scontro tra culture, con il nordeuropeo Kalak, elaborazione impossibile di un trauma privato che risuona in un colonialismo sentimentale pericolosissimo. Fiction e non-fiction si confondono in Camping du lac, gioiellino belga colmo d’ironia che potrebbe essere stato concepito dal genio di Luc Moullet, mentre teatro e thriller si fondono nell’italiano Non riattaccare, incredibile performance in solo di Barbara Ronchi in un Covid-film ad alta tensione. Dalla Corea Birth, slow burn drammatico e acutissimo su una coppia, una gravidanza non desiderata, i confini complicati tra relazioni e carriera, mentre è francese Le ravissement, altro film che racconta con taglio originalissimo di maternità, questa volta mancata e desiderata, e di disagio psichico e sociale. Mandoob, che pare essere stato girato da un erede di Sidney Lumet, ci offre uno scorcio nuovo e problematico sull’Arabia Saudita, lontano dalle abituali narrazioni pietistiche, mentre l’ucraino La palisiada racconta la storia del proprio paese racchiudendola tra due spari, e raggiungendo una riflessione teorica sulle immagini e la Storia di grande potenza espressiva. Due sono i film animati in selezione, a ribadire che l’animazione non è un genere ma un modo del cinema, e uno dei maggiormente liberi ed esaltanti: l’italo-francese Linda veut du poulet! sprigiona nei suoi disegni giusti e imperfetti un ritratto di donna e di bimba alle prese con un lutto, nella forma di una commedia fuori orario irresistibile e profonda, mentre l’ungherese White Plastic Sky si inventa una distopia che sa omaggiare Tarkovskij e parlare al presente di temi importanti. È un concorso che spinge verso i confini dell’arte cinematografica, e dunque verso il futuro.

TFF41 – Concorso Documentari Internazionali

Cielo abierto DI Felipe Esparza Pérez

Otto documentari che s’interrogano sui confini del cinema, sul ruolo delle immagini (cinematografiche, fotografiche, domestiche, computerizzate) nel mondo passato e in quello presente. Cosa ne è stato, ad esempio, delle vecchie sale di Recife protagoniste di Retratos fantasmas di Kleber Mendonça Filho e dei film che vi si proiettavano un tempo, paragonati con quelli che il regista realizza da sempre? E che rapporto c’è, in Cielo abierto del peruviano Felipe Esparza Pérez, tra le riprese di una cava di pietra bianca e il rendering di un programma digitale, se al centro dei due ambienti, uno reale e l’altro virtuale, ci sono un padre e un figlio? E ancora, cosa rimane del trauma delle donne bosniache violentate dai serbi durante la guerra e delle immagini di allora recuperate da Silence of Reason di Kumjana Novakova Bosnia? E chi erano l’architetto Clorindo Testa dell’omonimo film di Mariano Llinás (ancora al TFF dopo Historias extraordinarias, La flor e Corsini interpreta a Blomberg y Maciel) e il padre dello stesso regista, entrambi riscoperti attraverso foto e documenti? E a proposito di racconti in prima persona: qual è la distanza fra la regista Claire Simon e le pazienti ginecologiche dell’ospedale Tenon di Parigi raccontate nelle due ore e mezza di Notre corps? Un altro film fluviale è presente in selezione, ed è Diamond Marine World della taiwanese Hsiu Yi Huang, che a partire dalla vicenda epica di un uomo che avvia un allevamento di gamberi in Vietnam si apre a un confronto tra la regista e i protagonisti del film, sospesi fra privato e pubblico, personale e politico. E cosa resta, infine, proprio del discorso politico se tra le tante possibili forme che può assumere si predilige l’approccio ironico dell’animazione Pelikan Blue di László Csáki, che ricostruisce la truffa di tre giovani ungheresi all’indomani della fine del comunismo, e di Smiling Georgia di Luka Beradze, storia beffarda e contemplativa di una promessa elettorale finita in beffa? Tante domande, nessuna risposta, solo questioni che il cinema ha il dovere di far emerge.

TFF41 – Concorso Documentari italiana

Lux Santa di Matteo Russo

Torino è uno dei punti di riferimento per il documentario, in Italia. E, per rimarcarlo, in un’annata ricca che ci ha messo di fronte a tantissimi esempi di cinema del reale di grande qualità, abbiamo deciso di ampliare a 10 (al posto di 8) il numero dei film in Concorso. Non troverete in questa sezione documentari canonici, mainstream, a soggetto tragico o pieni di sensazionalismo, simili a quelli che stanno facendo la fortuna delle piattaforme. No, tutt’altro: troverete invece opere che pensano e ripensano le proprie forme, mettendo alla prova il linguaggio cinematografico per trovare la misura giusta per le proprie storie e inventare un cinema possibile e non usuale, anche quando classico. Il tutto nella convinzione che il documentario sia, anche e soprattutto in Italia, il territorio in cui è possibile sperimentare maggiormente. Archivio e cinema in prima persona si confrontano in Annuloje Liglin di Fabrizio Bellomo, film sul lascito (anche fisico, materiale, statuario) di Enver Hoxha in Albania, mentre Oltre la valle di Virginia Bellizzi dispiega gli strumenti del documentario osservativo per cogliere le tensioni che uniscono migranti e operatori sociali al confine tra Italia e Francia. L’immagine ritrovata di un viaggio verso l’inesplorato è ripercorsa da Terra Nova di Lorenzo Pallotta, corpo a corpo epico tra passato e presente, anche dal punto di vista dei formati messi in gioco. La meccanica delle cose di Alessandra Celesia e Giganti rosse di Riccardo Giacconi propongono due percorsi autobiografici che trovano forme cinematografiche differenti, la prima abbandonandosi a intermittenze del cuore alla ricerca di una riparazione sentimentale, il secondo con una commedia familiare che si tinge di giallo e riflette con grande acume teorico su cosa significa mettere e mettersi in scena. Lux Santa di Matteo Russo e Tempo d’attesa di Claudia Brignone seguono due comunità, il primo in un film di prossimità che è un vero e proprio coming of age etnografico, la seconda mettendosi in ascolto di donne in gravidanza (anche tardiva) per raccogliere con purezza di sguardo le loro testimonianze. Due sono i ritratti: A Stranger Quest di Andrea Gatopoulos e Getting Older Is Wonderful di Fabrizio Polpettini. Il primo segue un collezionista di mappe statunitense abbandonandosi al suo ritmo e alle sue geografie (finendo per esplorare anche i territori digitali/spirituali di una Second Life…), il secondo si mette in ascolto di uno scrittore iraniano esule politico, ricostruendone la storia tra immagini d’archivio, interviste e presente in corso. Le belle estati di Mauro Santini, infine, adatta alla vita dei liceali con cui è stato concepito due romanzi di Cesare Pavese, come in una verifica certa della capacità dello scrittore di parlare anche alle e delle nuove generazioni: un piccolo miracolo cinematografico. Il cinema italiano è vivo: e lo trovate qui.

TFF41 – Spazio Italia

Manuela Arcuri in Domina di Devid D’Amico

Il concorso Spazio Italia, dedicato ai cortometraggi italiani, non è solo il luogo privilegiato per osservare i primi passi dei registi di domani, ma è anche il palcoscenico naturale di autori più noti che hanno scelto il cortometraggio come forma espressiva. Questo rende la selezione dinamica e ricca, luogo di scambi e cortocircuiti tra generi diversi, impostazioni narrative, sperimentazioni dello sguardo. Seguendo queste coordinate, sono stati pensati quindi i tre programmi di film che compongono la sezione, divisi in tre giornate. Diciannove film in competizione come caleidoscopio narrativo e non, a testimonianza della vitalità del cinema corto e della capacità di interpretare il presente nei modi più diversi. Interrogativi lanciati come sfide o segnali, diretti a chi li saprà accogliere e avrà lo sguardo libero e fresco per decifrarli. Ad arricchire la sezione, una manciata di cortometraggi fuori concorso. Coupon – Il film della felicità di Agostino Ferrente, Domina di Devid D’Amico, con Manuela Arcuri, Gatto nella casa dei fantasmi di Elisabetta Sgarbi, Tuulikki di Teemu Nikki e L’ermeneutica degli straccioni di Marco Bertolotti.

TFF41 – Fuori concorso

Un Anno Difficile (phCaroleBethuel©2023)

Aperto dalla commedia satirica Un anno difficile – come sempre, quando si parla dei francesi Olivier Nakache ed Éric Toledano, in dialogo con la tradizione della nostra commedia all’italiana -, il Fuori Concorso si chiude con il restauro di Christine – La macchina infernale di John Carpenter, protagonista della prima retrospettiva di Steve Della Casa (nel 1999) e scelto come finale di questo nuovo biennio di direzione. Tra questi due film, estremamente significativi per capire lo spirito del festival, tantissime opere che hanno segnato il 2023 o che -scommettiamo -segneranno l’anno a venire. I nuovi film di grandi maestri che non smettono di sorprenderci come Victor Erice, Lav Diaz, Takeshi Kitano, Raul Ruiz, Barbet Schroeder, Mario Martone, si affiancano a quelli di registi vitali e cruciali del cinema contemporaneo come Radu Jude, Quentin Dupieux, Alexander Payne, Christian Petzold (protagonista anche di una masterclass) e nomi di grandi talenti da ribadire come Martin Rejtman, Damien Manivel, Rodrigo Moreno, Faouzi Bensaidi. Commedie indie americane (come il bellissimo You Hurt My Feelings di Nicole Holofcener) rispondono a sentiti omaggi a quella nostrana (Il punto di rugiada di Marco Risi, in nome del padre Dino). Biopic produttivamente importanti (Dance First su Samuel Beckett, Folle d’amore sulla poetessa Alda Merini) convivono con opere prime amatissime (Earth Mama, targato A24), grandi performance d’attori e attrici (Griffin Dunne nel delicato Ex-Husbands, Isabelle Huppert in solo in Marianne) si alternano a documentari (politici come Sedici millimetri alla rivoluzione di Giovanni Piperno o Nuclear Now di Oliver Stone, storici e cinefili come Jeune cinéma), film animati (l’incredibile Robot Dreams) si trovano insieme a puntate di amatissimi gialli televisivi (festeggiamo i 10 anni di I delitti del Barlume) e opere dedicate a istituzioni importanti (Uomini e dei – Le meraviglie del Museo egizio). Un Fuori Concorso ricchissimo, fatto per soddisfare tutti i pubblici possibili di Torino, dal cinefilo esigente al grand public. All’interno del Fuori Concorso trovate, per questo motivo, altre tre sottosezioni: TorinoLabFilm, in cui si trovano film imperdibili, applauditi nei migliori festival del mondo e sviluppati anche dall’eccellente laboratorio torinese; La Prima Volta, in cui sono raccolte sei opere prime italiane, sei esordi meritevoli d’attenzione, che vanno dalla commedia alla docufiction, dalla satira al noir; e Ritratti e Paesaggi, che presenta storie di luoghi e personaggi italiani, dal capo ultras dell’Atalanta (A guardia di una fede) a Marcello Lippi (Adesso vinco io), dalla storia di Versace (Gianni Versace, l’imperatore dei sogni) al festival ideato da Paolo Fresu (Berchidda Live), al film con Drusilla Foer (La donna che riapriva i teatri), passando per la tradizione di Luci dell’avanspettacolo, il teatro patologico di Io sono un po’ matto e tu?, l’incredibile casting itinerante di I 400 giorni – Funamboli e maestri. Ce n’è per tutti i gusti.

TFF41 – Fuori Concorso / Il gioco della finzione. Nuovi sguardi italiani

Clementina

Il 2023 resterà come una delle migliori annate nella storia del cinema argentino. Non solo per l’eccezionale quantità di opere passate per i grandi festival internazionali, ma soprattutto per la ricchezza di scritture, registri, sguardi, capaci di spaziare dalla commedia all’heist movie, dal documentario teorico al saggio ibrido. Un risultato ancora più straordinario se si tiene conto delle dimensioni della sua industria cinematografica. Ben cinque lungometraggi figurano nelle varie sezioni del 41° TFF. A questi cinque, se ne aggiungono altri cinque all’interno di un focus speciale dedicato alle opere prime e seconde realizzate negli ultimi tre anni. Un modo per evidenziare ulteriormente la grande vitalità del cinema argentino – non solo nei suoi autori più riconosciuti e affermati – e per scommettere sul suo futuro. Senza l’ambizione di essere esaustivi. Al di là delle inevitabili differenze, i cinque film che compongono il focus condividono un certo approccio ludico alla finzione, come strumento di reinvenzione e trasfigurazione del reale. Il gioco, ora più leggero (Clementina, Cambio Cambio, Qué serà del verano), ora più doloroso (Clara se pierde en el bosque, Mamà, Mamà, Mamà) consiste nell’approcciare il mondo come fonte inesauribile di possibilità narrative ed estetiche, da comporre e scomporre a piacimento secondo logiche personali e libere da ogni sovrastruttura. L’imprevedibilità è un altro segno distintivo: che si tratti di rielaborazioni traumatiche, thriller, autofiction o found footage, nessun film segue tracciati tradizionali. Ogni opera si muove per vie inattese, in un fertile confronto con il reale che contamina o sovverte le drammaturgie.

TFF41 – Crazies

Birth / Rebirth

Ideata dal grande Luciano Sovena – scomparso lo scorso 14 maggio, e a lui quest’anno dedicata – la sezione competitiva Crazies presenta un Concorso di otto opere di cinema di genere fantastico e orrorifico, con il minimo comun denominatore di un’ironia che è sempre stata una delle caratteristiche principali di Luciano. Una selezione di cinema prima di tutto surreale, febbrile, divertente, in cui incubi si intrecciano a satire, allucinazioni lisergiche a crudi sottotesti politici, e in cui l’orrore dialoga con il grottesco o la commedia deformata. Dall’ammattimento di Augure dell’acclamato artista visuale belga/congolose Baloji, che balla indemoniato sul conflitto tra società arcaica e contemporanea, si passa a un’opera cruda sul corpo della donna e i confini dell’etica scientifica come l’americano Birth/Rebirth, dal teatro dell’assurdo zombie del genietto giapponese Kenichi Ugana (Visitors – Complete Edition) si arriva ai luoghi concentrazionari, disperati e paranoici dell’italiano The Complex Forms, dalla poesia notturna e vampiresca del francese La morsure si giunge alla follia degenere e non inquadrabile del coreano The Sin, per chiudere con La ermita, opera seconda (di possessione) dell’acclamata regista di Piggy, e con Vincent doit mourir, esordio francese che da un paradossale pretesto ai confini della realtà estrae una parabola estremamente contemporanea. Intorno a una sezione del genere (o meglio: di genere) non poteva che esserci un double bill fuori concorso, come storia del cinema comanda: due mediometraggi francofoni, Michel Vay e Marinaleda, racchiudono in unico programma lo spirito anarcoide della sezione. È in questo contesto che abbiamo inserito, naturalmente fuori concorso, uno dei film dell’anno, incredibile successo di pubblico in Francia, ovvero Il regno animale, tra il coming of age e l’allegoria politica, un film su un mondo che sta tornando (purtroppo o per fortuna?) allo stato di natura. Letteralmente. Ecco: le visioni eccentriche del festival le trovate qui. L’associazione Amici di Luciano Sovena, voluta fortemente da Simona Bianchi, Steve Della Casa, Cristiana Massaro, Francesco Ranieri Martinotti, Maria Carolina Terzi e altri amici ed estimatori di Luciano Sovena ha assegnato sette borse di studio a studenti selezionati da diverse scuole di cinema, che parteciperanno al Torino Film Festival per seguire in particolare la sezione Crazies.

TFF41 – Nuovimondi

Renaissance

Nuovimondi torna a proporre la sua selezione di opere che allargano le prospettive del cinema contemporaneo, spingendolo verso il confine tra l’osservazione e la fantasia, la registrazione della realtà e l’elaborazione dell’immaginario. Un cinema che resiste come stato d’animo dell’attesa, come fluire di narrazioni costruite sul campo lungo della memoria e sul dettaglio dell’esserci, qui e ora, nella verità del tempo che si vive. Quelle che proponiamo quest’anno sono storie che attraversano le città, dal centro alla periferia, per tracciare una mappatura esistenziale di figure che cullano la loro estraneità e vivono come appartenessero altrove. Storie di moderni hobos metropolitani (Failed State) e di ragazze innamorate senza tetto né legge (Sofia Foi), di operai rumeni che trovano l’amore nella notte di Bruxelles (Here) e di guide turistiche portoghesi che trascinano il loro perduto amore nei luoghi della storia di Lisbona. Storie di svaporamenti nella calura estiva, controra esistenziale che libera i sentimenti di un gruppo di studenti giapponesi intenti a girare un film (Retake) e accende i posticci progetti criminali di una coppia di sbandati nella periferia finlandese (Natura). Storie di vite vissute nel passato, che riverberano nel presente vaghi spettri sospesi tra le attese tradite della giovinezza (Inside the Yellow Cocoon Shell), i ritorni obbligati alla virtualità della realtà (Renaissance) e la ricostruzione fantasmatica della Storia (An Asian Ghost Story). Nell’insieme, si tratta di vedere dove il cinema contemporaneo sta spingendo i confini di una narrazione che si incarna nelle forme espressive per vivere la flagranza dei sentimenti, l’empatia di un filmare che rivela la verità dei luoghi, dei corpi, dello spirito. Tracce aperte per un presente del filmare alla perenne ricerca del nuovo. Autori giovani che non cercano compromessi per il loro cinema e trovano i risultati nella precisione del loro approccio.

TFF41 – Back To Life

Dopo Mezzanotte di Davide Ferrario

La lunga tradizione che lega il cinema del passato al Torino Film Festival si rinnova anche quest’anno. La sezione Back To Life, che si ripropone di riportare nel suo ambito naturale, la sala, film tornati (letteralmente) a nuova vita grazie ad accurate operazioni di restauro, ma anche di riscoprire pellicole che per vari motivi sono rimaste o sono diventate invisibili, offre per questa nuova edizione un’altra selezione di titoli particolarmente ricca e versatile, capaci di incontrare il gusto degli spettatori più diversi. Opere curiose, che possono soddisfare i piaceri del cinefilo e al tempo stesso aprire nuovi terreni di ricerca per lo storico e questo soprattutto grazie al lavoro e alla dedizione delle più importanti cineteche italiane ed estere. Si va da un grande capolavoro della storia del cinema, L’intendente Sansho, di Kenji Mizoguchi, al monumentale film di Jacques Rivette, L’amour fou, dall’incontro di due cineasti indipendenti, Marco di Castri e Gianfranco Barberi, con il maestro dell’underground Michael Snow, in Now I know Snow, al film televisivo di John Boorman, Two Nudes Bathing, inedito in Italia e ispirato al dipinto “Gabrielle d’Estrées et une de ses sœurs”. Tra i film più particolari anche il “musicarello” Romance at Lung Shan Temple del taiwanese Pai Ko, che poco dopo fu condannato a morte, e i due film di viaggio in 16 mm del Fondo Petruccelli, girati da una coppia di ingegneri civili che tra gli anni ’60 e ’70 filmavano i luoghi dove lavoravano. Gli amanti del poliziottesco potranno godere invece della recentissima versione restaurata di Uomini si nasce, poliziotti si muore, di Ruggero Deodato, mentre altri tre film italiani rendono omaggio a due città che hanno visto nascere il cinema in questo Paese: Dopo Mezzanotte di Davide Ferrario, che oggi appare un’incantevole istantanea della Torino del nuovo millennio, Vorrei che volo, di Ettore Scola, inchiesta sul fenomeno dell’immigrazione quasi dieci anni dopo Trevico Torino e Roma Nuda, di Giuseppe Ferrara, vera scoperta di quest’anno: il pubblico potrà per la prima volta ritrovare Tomas Milian, nella sua ultima e inedita apparizione.

TFF41 – Mezzogiorno di Fuoco / John Wayne

John Wayne (Photo by CBS via Getty Images)

Per alcuni il Duke è sinonimo di reazione, maschilismo, suprematismo bianco. E allora perché dedicargli un omaggio? La risposta è molto semplice, e ce la fornisce Jean-Luc Godard nella stupenda frase che campeggia sul manifesto del TFF 2023. Perché il fascino segreto del cinema americano trova in John Wayne la sua visualizzazione più bella, forte, chiara. Io amo John Wayne perché in un film solleva Natalie Wood verso il cielo, perché in un altro film va a parlare con la moglie morta innaffiando la tomba, perché in un altro ancora parla di un giovane affermando che è talmente bravo con la pistola che non ha bisogno di dimostrarlo. Se non fosse un mito, non avrebbe saputo mettere in scena la propria imminente morte in un film che parla esattamente di questo. E se non fosse John Wayne non avrebbe fatto un film che parla di scazzottate e ubriacature nei mari del sud solo perché voleva farsi una vacanza con i suoi migliori amici a base di bevute e, appunto, di scazzottate. Consideriamo questo omaggio, che propone ottime copie di film in gran parte restaurati, come un deferente omaggio all’attore che più di chiunque altro ha saputo impersonare il mito americano. Era soprannominato il Duca per il suo modo elegante di camminare, non certo per la durezza delle nocche che faceva assaggiare ai nemici ma anche agli amici. Se il western è stata l’ultima grande forma di epica collettiva e se sta all’America come l’Iliade stava all’antica Grecia, Wayne è sicuramente Achille. Solo vederlo salire a cavallo dispensa grandi emozioni, e poco importa cosa pensasse del Vietnam. Avreste mai chiesto ad Achille cosa avrebbe votato alle elezioni?

THE BIG TRAIL / Tit.it.: IL GRANDE SENTIERO di Raoul Walsh, Louis R. Loeffler (USA, 1930, DCP, 125′)
3000 comparse e un grande attore (Wayne) per raccontare una carovana che dal Mississippi si dirige a
Ovest. Primo grande western sonoro, un gioiello.
RED RIVER / Tit.it.: IL FIUME ROSSO di Howard Hawks, Arthur Rosson (USA, 1948, DCP, 133′)
Il mito del West, il difficile rapporto padre-figlio, l’amicizia virile che diventa quasi omosessualità, le grandi
praterie del nuovo mondo, un bel po’ di umorismo: tutto in un film.
SHE WORE A YELLOW RIBBON / Tit.it.: I CAVALIERI DEL NORD OVEST di John Ford (USA, 1949, 35mm, 104′)
L’ufficiale sta per andare in pensione ma riesce a impedire una guerra indiana e a commuovere parlando
con la moglie morta. E il sergente Quincannon…
HONDO di John Farrow (USA, 1953, DCP, 83′)
Gli indiani in questo film hanno uno spessore che dimostra che i tempi stanno cambiando, Hondo non
risparmia pugni e consigli, John Ford mette lo zampino nella battaglia finale.
NORTH TO ALASKA / Tit.it.: PUGNI, PUPE E PEPITE di Henry Hathaway (USA, 1960, DCP, 122′)
John Wayne sa interpretare anche le commedie, come prova la sua lotta senza quartiere con Stewart
Granger per la bella Capucine, mentre intorno stanno cercando l’oro.
DONOVAN’S REEF / Tit.it.: I TRE DELLA CROCE DEL SUD di John Ford (USA, 1963, DCP, 109′)
Gioiello misconosciuto di Ford&Wayne. Vogliono farsi una vacanza e propongono di fare un film ai tropici.
Botte da orbi, ma i razzisti fanno una brutta fine.
THE SHOOTIST / Tit.it.: IL PISTOLERO di Don Siegel (USA, 1976, 35mm, 100′)
Solo un grande uomo poteva mettere in scena la sua morte riflettendo su tutto quello che aveva fatto in
vita. Western crepuscolare straordinario, anche Laureen Bacall si innamora di lui.

TFF41 – Retrospettiva / Sergio Citti

Casotto (1977)

Il Torino Film Festival festeggia il novantesimo anniversario della nascita di Sergio Citti, un anno dopo l’anno delle celebrazioni per il centenario pasoliniano. Citti è stato un collaboratore importante, anzi fondamentale, di Pasolini: il Virgilio di quel mondo antico e selvaggio che ha ispirato ed è stato protagonista di molte delle sue opere: rivedere i film di Citti oggi significa aggiungere profondità e ricchezza e meraviglia proprio a quell’umanità e a quel paesaggio che il cinema di Pasolini ha rivelato alla Storia e alla cultura. E per Citti l’incontro con Pasolini è stato un punto di partenza, il momento in cui ha gettato le basi di un modo di fare cinema che è rimasto unico nel panorama italiano. Per questo motivo il Torino Film festival è orgoglioso di proporre al pubblico la prima retrospettiva completa che gli sia mai stata dedicata. Si mostreranno infatti tutti i lungometraggi che Citti ha realizzato per il cinema e le opere per la televisione: da Ostia a Fratella e sorello, passando per la serie Sogni e bisogni, interpretata da più importanti comici degli anni ’80. Ogni film sarà introdotto da uno o più ospiti: uno storico del cinema o da uno degli interpreti e collaboratori di Sergio Citti. In occasione della retrospettiva sarà pubblicato il volume Sergio Citti – La poesia scellerata del cinema a cura di Matteo Pollone e Caterina Taricano (coedizione: Centro Sperimentale di Cinematografia – Edizioni Sabinae) che cerca di offrire una panoramica il più possibile ampia dell’attività di Citti nel cinema, attraverso una filmografia commentata da critici cinematografici e docenti universitari, una bibliografia aggiornata e un montaggio di interviste. Si è poi cercato di restituire un ritratto autentico del regista e dell’uomo grazie a una dettagliata biografia e un ricco apparato di testimonianze in cui si alternano racconti e ricordi di persone che hanno incrociato professionalmente e artisticamente la loro vita con quella di Citti, diventando in alcuni casi presenze importanti del suo percorso. Nell’ambito della collaborazione con l’Università degli Studi ei Torino il 23 e il 24 novembre si terrà una Giornata di studio dedicata a Sergio Citti. A cura di Giulia Muggeo (Università di Torino) e Matteo Pollone (Università Piemonte Orientale). Principali relatori: Giacomo Manzoli, Roberto Chiesi, Paola Valentini, Gabriele Gimmelli, Francesca Cantore, Damiano Garofalo, Emiliano Morreale, Giulio Tosi. Con Steve Della Casa, David Grieco, Stefano Urbanetti.

OSTIA di Sergio Citti (Italia, 1970, DCP, 103′)
PIER PAOLO PASOLINI. 14.11.1975 di Sergio Citti (Italia, 1975, DCP, 24′)
L’esordio di Sergio Citti, scritto con Pier Paolo Pasolini, è presentato insieme a un breve filmato realizzato
da Citti a Ostia pochi giorni dopo l’omicidio del poeta.
STORIE SCELLERATE di Sergio Citti (Italia, 1973, 35mm, 93′)
Quattro storie ambientate a Roma a metà Ottocento, ispirate dai racconti di Matteo Bandello e ai sonetti
di Giuseppe Gioachino Belli. Con Franco Citti e Ninetto Davoli.
CASOTTO di Sergio Citti (Italia, 1977, DCP, 106′)
Il film più noto di Citti racconta una giornata di vicende tragicomiche per diversi personaggi all’interno di
una spaziosa cabina situata sul litorale laziale.
DUE PEZZI DI PANE di Sergio Citti (Italia / Francia, 1979, 35mm, 110′)
Vittorio Gassman e Philippe Noiret sono due suonatori ambulanti che si ritrovano a doversi occupare di un
bambino che potrebbe essere figlio di uno come dell’altro.
IL MINESTRONE di Sergio Citti (Italia, 1981, file, 170′)
Secondo Citti, il vero protagonista del film è la fame. Presentiamo qui la versione integrale, trasmessa nel
1985 dalla RAI in tre puntate.
MORTACCI di Sergio Citti (Italia, 1989, 35mm, 108′)
Sospeso fra alto e basso, comico e tragico, il film racconta di alcuni ospiti di un cimitero romano che la
notte si ritrovano per raccontare la storia della loro morte.
I MAGI RANDAGI di Sergio Citti (Italia / Francia / Germania, 1996, 35mm, 130′)
Vagamente ispirato a un progetto incompiuto di Pasolini, Porno-Teo-Kolossal, racconta del viaggio di tre
saltimbanchi, moderni re magi, alla ricerca del nuovo Messia.
CARTONI ANIMATI di Franco Citti e Sergio Citti (Italia, 1998, DCP, 90′)
Omaggio a Miracolo a Milano, il film racconta la vita della comunità che abita nella bidonville Villaggio
Felice, e del loro incontro con il cantastorie Salvatore Salvatutti.
VIPERA di Sergio Citti (Italia, 2001, DCP, 90′)
La storia d’Italia attraverso le tormentate vicende del maniscalco Leone, della figlia Rosetta, dell’ex gerarca
Guastamacchia e della misteriosa “Vipera”.
FRATELLA E SORELLO di Sergio Citti (Italia, 2005, DCP, 98′)
L’ultimo film di Citti racconta dell’amicizia, nata in cella, tra Giocondo e il Serpente, e dei loro rapporti con
la gelosissima Cicera e con l’affasciante Andrea.
IL SEMAFORO di Sergio Citti (Italia, 1987, file, 5′)
MATERNITÀ di Sergio Citti (Italia, 1987, file, 5′)
COMUNICAZIONE di Sergio Citti (Italia, 1987, file, 4′)
LA PARTITA di Sergio Citti (Italia, 1987, file, 38′)
ANCHE I CANI CI GUARDANO (Episodio film ESERCIZI DI STILE) di Sergio Citti (Italia, 1996, DCP, 5′)
SERGIO CITTI – RITRATTI D’AUTORE di Alessandro D’Alatri (Italia, 1996, file, 18′)
Una raccolta dei cortometraggi e dei servizi televisivi realizzati da Citti a metà anni ’80. Chiude la selezione
l’episodio cittiano del film collettivo Esercizi di stile.
SOGNI E BISOGNI – EPISODI 1 – 3 di Sergio Citti (Italia, 1985, file, 115′, 120′, 132′)
I primi tre episodi della serie vedono come protagonisti Giulietta Masina, Franco Citti, Paolo Villaggio,
Maurizio Nichetti, Gigi Proietti e Andréa Ferréol.
SOGNI E BISOGNI – EPISODI 4 – 7 di Sergio Citti (Italia, 1985, file, 115′, 120′, 132′)
Gli episodi dal quarto al settimo sono interpretati da Marina Confalone, Enrico Montesano, Ninetto Davoli,
Eliana Miglio, Mario Brega, Carlo Verdone e Serena Grandi.
SOGNI E BISOGNI – EPISODI 8 – 11 di Sergio Citti (Italia, 1985, file, 115′, 120′, 132′)
Gli ultimi episodi sono interpretati da Angelo Infanti, Michela Miti, Ida Di Benedetto, Renato Pozzetto,
Francesco Nuti, Ugo Tognazzi e Marilù Tolo.

Torino Film Festival