Stasera in tv: “Un uomo felice” con Catherine Frot su Rai 3
Su Rai Tre il film di Tristan Séguéla (Chiamate un dottore!) che vede Fabrice Luchini e Catherine Frot per la prima volta insieme in una commedia che affronta con intelligenza e ironia temi attualissimi e mette alla berlina i tanti pregiudizi che ancora circondano l’identità di genere.
Un uomo felice, su Rai Tre il film di Tristan Séguéla (Chiamate un dottore!) che vede i mattatori Fabrice Luchini e Catherine Frot per la prima volta insieme in una irresistibile commedia, scritta da Guy Laurent (Trilogia Non sposate le mie figlie) & Isabelle Lazard (Un’intima convizione), che affronta con intelligenza e ironia temi attualissimi e mette alla berlina i tanti pregiudizi che ancora circondano l’identità di genere.
Un uomo felice – Cast e doppiatori
Fabrice Luchini: Jean Leroy
Catherine Frot: Édith – Eddy Leroy
Philippe Katerine: Francis
Artus: Thomas
Camille Le Gall: Carole
Grégoire Bonnet: Gérald
Agnès Hurstel: Marie Leroy
Paul Mirabel: Luc Leroy
Bastien Ughetto: Pierre Leroy
Thomas VDB: macellaio
Chicandier: Dufour
Laëtitia Eïdo: medico
Haroun: Cédric Vasseur
Doppiatori italiani
Marco Mete: Jean Leroy
Alessandra Korompay: Édith – Eddy Leroy
Andrea Lavagnino: Francis
Nanni Baldini: Thomas
Chiara Colizzi: Gérald
Marta Giannini: Marie Leroy
Andrea Carpiceci: Luc Leroy
Alessio Puccio: Pierre Leroy
Un uomo felice – Trama e trailer
Jean (Fabrice Luchini) è il sindaco conservatore di una cittadina francese e proprio all’inizio della nuova campagna elettorale sua moglie Edith (Catherine Frot), dopo quarant’anni di matrimonio e tre figli, gli annuncia di essere un uomo: di esserlo sempre stato nel profondo del suo essere e di voler finalmente iniziare un percorso di transizione. La notizia sconvolge la vita di Jean e scatena una travolgente serie di equivoci, ma sarà infine Jean, e non Edith, a dover rimettere in discussione le proprie convinzioni.
Note di regia
Gli sceneggiatori Guy Laurent e Isabelle Lazard si sono ispirati per questo film alla storia di un loro amico, che ha iniziato la transizione di genere all’età di cinquant’anni e ha fatto di tutto per preservare il suo matrimonio. So che si tratta di un argomento sensibile, ma la commedia resta uno strumento meraviglioso per affrontare temi caldi come questo, nella speranza di dimostrare che in realtà non dovrebbero esserlo. Fin dall’inizio del film, Jean riceve questa notizia sconcertante: come reagirà? Questa è la domanda che Un uomo felice si pone di continuo, e, al di là delle apparenze, è Jean che dovrà mettersi in discussione, non Edith. Ed è ovviamente sempre di lui che ridiamo, mai con lui. È stato entusiasmante lavorare con due attori come Fabrice Luchini e Catherine Frot. Di Catherine sono sempre stato un fan: la sua sensibilità, la sua profondità, il suo modo di rendere unico ogni ruolo che interpreta la rendono una grandissima artista. Sapevo anche che avrebbe conferito al suo personaggio una forma di delicatezza e di femminilità che non erano scontati. Quanto a Fabrice, cosa posso dire se non che è un monumento di finezza, intelligenza, dolce follia e umorismo? Un umorismo che non conosce volgarità. Chi meglio di lui poteva rendere irresistibile un personaggio a tal punto intrappolato in vecchi pregiudizi? Nelle scene in cui Edith/Eddy si confronta con un gruppo di sostegno era importante per me che tutte le attrici e gli attori fossero persone transgender o non binarie. Abbiamo fatto provini a oltre cento persone, è stato un processo lungo ma il risultato è speciale, è uno di quei momenti che amo molto in cui realtà e finzione si intrecciano. Nei miei film precedenti, come 16 ans… ou presque o Chiamate un dottore! ho raccontato le differenze generazionali e quelle sociali. Queste differenze creano scintille e attriti e sono un grande veicolo per ogni commedia. In Un uomo felice metto al centro per la prima volta una coppia, la cui sopravvivenza appare fin dall’inizio seriamente minacciata: ci chiediamo se finiranno comunque per invecchiare insieme o si separeranno e in questo senso il film appartiene alla lunga tradizione delle commedie di “rimatrimonio”, come ne esistono tante nel cinema classico. [Tristan Séguéla]
Le parole per includere
– a cura dell’Università di Trento – Centro Studi Interdisciplinari di Genere
Cisgender: persona che sviluppa un’identità di genere in linea con il sesso assegnatole alla nascita (per esempio: persona assegnata al sesso femminile alla nascita che si percepisce e identifica come donna).
Coming out: dall’espressione inglese “coming out of the closet” (letteralmente “uscire fuori dall’armadio), indica il processo di scoperta, considerazione e accettazione del proprio orientamento sessuale o della propria identità di genere e l’atto di rivelarlo e condividerlo con altri (famiglia, amici/che e conoscenti). Il coming out si distingue dal cosiddetto “outing” che indica invece la pratica, scorretta, di rivelare pubblicamente l’orientamento sessuale di una persona senza il suo consenso, esponendola spesso a conseguenze negative.
Disforia di genere: condizione definita da una forte e persistente sofferenza psicologica presente in una persona, causata dalla mancanza di congruenza tra il sesso assegnato alla nascita e l’identità di genere della persona stessa, che si identifica nel genere opposto a quello corrispondente ai propri attributi sessuali primari e secondari, oppure non si identifica in nessuno dei due, rifiutando una categorizzazione binaria. La disforia di genere può accompagnarsi ad un senso di malessere e fastidio verso i propri attributi sessuali primari e secondari.
Espressione di genere: concerne il modo attraverso cui una persona sceglie di esprimere esternamente il proprio genere, in modo più o meno conforme alle aspettative sociali (di genere) vigenti, in un dato contesto socio-storico-culturale. Una persona non conforme alle aspettative sociali sul proprio genere, tuttavia, non è necessariamente una persona transgender o non binary.
Genere: indica l’insieme delle caratteristiche e delle aspettative sociali che si ritengono connaturate alle categorie di maschile e femminile, ma che invece sono frutto di condizionamenti ambientali e culturali che orientano comportamenti, atteggiamenti e ruoli sociali sulla base del sesso assegnato alla nascita. A partire dalle differenze biologiche tra i sessi, infatti, la società costruisce delle aspettative su ciò che viene ritenuto “femminile” o “maschile”. Tali aspettative condizionano fortemente gli individui nel loro agire quotidiano: coloro che non aderiscono al modello vigente, costruito in un dato spazio e tempo, subiscono spesso forti sanzioni sociali. Le caratteristiche proprie del genere e quindi le aspettative sulle categorie sociali di maschile e femminile non sono, infatti, fisse nel tempo e nello spazio, ma mutano a seconda del luogo, del periodo storico e politico, avvalorando la tesi per cui il genere sia socialmente determinato e costruito all’interno delle società. Proprio perché slegato dal sesso biologico, il genere percepito da una persona può non corrispondere con il sesso assegnatole alla nascita (vd. alla voce Identità di genere).
Identità di genere: è il modo in cui una persona si percepisce e si identifica in relazione al genere (maschile, femminile, non binaria, ecc.). L’identità di genere si sviluppa in ognuna/o di noi a prescindere dal sesso assegnato alla nascita, non coincidendo necessariamente con esso.
Non binary (o non binarie o di genere non conforme): termine ombrello che indica tutte le persone che non si identificano né con il maschile né con il femminile. Il termine include le persone che rifiutano la concezione binaria dei generi nella società. Ne fanno parte, ad esempio, persone il cui genere mescola elementi comunemente associati alla sfera femminile e maschile, persone il cui genere è differente da quello maschile e da quello femminile, persone che non si identificano in alcun genere o persone che percepiscono la propria identità di genere in maniera fluida e mutevole. In alcune lingue sono presenti dei pronomi neutri che possono essere usati per riferirsi a persone non binarie (es: in inglese they; in svedese hen). Non vi è nulla di analogo nella lingua italiana, che prevede una declinazione maschile o femminile per le parole. Tuttavia, nel linguaggio scritto negli ultimi anni si sono sviluppate delle forme inclusive che possano tenere conto dello spettro dei generi, utilizzando segni di interpunzione quali *, +, @, al termine della parola (es: tutt@; collegh*; ecc).
Queer: termine anglosassone, originariamente traducibile come “strano”, “insolito”, veniva impiegato in senso denigratorio per indicare gli uomini omosessuali (traducibile come “fro*io” o “che**a”). Negli ultimi decenni, il termine è stato utilizzato dalla comunità LGBTQI+, assumendo una nuova, positiva accezione in ambito politico e culturale. Indica ora quelle persone che rivendicano il proprio non identificarsi con specifiche categorie di genere e/o orientamento sessuale, rifiutandone la rigidità e affermandone il superamento.
Sesso: solitamente assegnato alla nascita sulla base dei caratteri sessuali fenotipici primari (genitali), legati alle funzioni riproduttive. Nell’essere umano è definito come il complesso dei caratteri anatomico-fisiologici, ormonali, genetici e psicologici che distinguono gli individui in categorie maschili e femminili. Non di rado, nel linguaggio comune, i termini “sesso”, e “genere” finiscono per essere sinonimi, risultando erroneamente interscambiabili (vd. alla voce Genere).
Transessuale: persona che, al di là del proprio orientamento sessuale, vive una discordanza tra il sesso assegnato alla nascita e l’identità di genere (vd. alla voce Disforia di genere) e sta sottoponendosi o si è già sottoposta ad una parziale o completa modificazione dei caratteri sessuali primari e secondari per via medica (ormonale e/o chirurgica). L’ordinamento italiano riconosce questo processo di transizione come “riattribuzione chirurgica del sesso” (Legge n.164/82). È più corretto declinare le espressioni linguistiche nel genere in cui il soggetto si riconosce: identificando, ad esempio, come “uomo transessuale” una persona che abbia eseguito o stia eseguendo una transizione al genere maschile (“FtM”) (vd. alla voce Transgender).
Transgender: termine ombrello che indica tutte le persone che si identificano in un genere altro rispetto a quello atteso in relazione al sesso assegnato loro alla nascita. Ad esempio, un uomo trans (FTM – “female to male”) è una persona a cui è stato assegnato alla nascita un genere femminile, ma che si identifica in quello maschile, mentre una donna trans (MTF – “male to female”) è una persona a cui è stato assegnato alla nascita un genere maschile, ma che si identifica in quello femminile. A differenze delle persone transessuali, le persone transgender non necessariamente ricorrono per via medica ad una transizione o riassegnazione di genere. L’essere transgender non preclude alla persona di avere un orientamento sessuale non eterosessuale, per cui è possibile che una donna trans o un uomo trans siano sessualmente attratti da persone appartenenti al genere in cui si identificano e quindi abbiano un orientamento omosessuale, oppure siano bisessuali, pansessuali o ancora asessuali.
Un uomo felice – La colonna sonora del film
- Le musiche originali del film sono del compositore Amin Bouhafa (La bella e le bestie, Un figlio, We Are From there, L’uomo che vendette la sua pelle, Polaris, Animalia, La vetta degli dei).
- Altri brani inclusi nella colonna sonora: Un Homme Heureux di William Sheller / Eh ! Toto di Boby Lapointe / C’est comme ça di Les Rita Mitsouko
1. Un Homme Heureux
2. Tendresse
3. Un Petit Bisou
4. Eddy
5. Le Monde Change
6. Moustache
7. Separation
8. Campagne
9. Le Bal Des Acharnes
10. Montreuil-sur-Mer
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